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Sicurezza prodotto

Pesante denuncia da parte di una ONG ad uno dei più importanti schemi industriali di custodia e tracciabilità dei minerali

Global Witness accusa la International Tin Supply Chain Initiative (ITSCI) di negligenza e complicità nell’identificazione fraudolenta sull’origine di minerali provenienti dalla regione africana dei Grandi Laghi

L’International Tin Supply Chain Initiative (ITSCI) è nata nel 2009 dalla International Tin Association (ITA) ed è diventata negli anni il più importante schema di custodia e tracciabilità per l’approvvigionamento dei minerali 3TG, con particolare riferimento a quelli estratti nella Repubblica Democratica del Congo (DRC) e nel Rwanda. La stessa Responsible Minerals Initiative, nel suo programma di valutazione delle fonderie e raffinerie (RMAP), cui molte aziende nel mondo si appoggiano per la dovuta diligenza, fa a sua volta riferimento alle valutazioni effettuate dalla ITSCI per il tracciamento dei minerali a monte delle fonderie. Nel 2018, lo standard della ITSCI è stato anche riconosciuto dall’OCSE come pienamente allineato ai requisiti OCSE per la dovuta diligenza.

Nei giorni scorsi, Global Witness, una ONG molto attiva sul tema dell’approvvigionamento responsabile, ha pubblicato un report nel quale divulga i risultati di lunghe indagini che non solo rivelerebbero come il sistema di tracciabilità della ITSCI sia fallace, ma suggeriscono anche un coinvolgimento attivo nel riciclaggio di minerali estratti in miniere situate nella Repubblica Democratica del Congo, controllate da gruppi armati e/o nelle quali si sfrutta il lavoro forzato e minorile. Secondo la ONG la causa di questa condotta sarebbe un conflitto di interessi derivante dal fatto che la ITA rappresenta i più importanti compratori di minerali 3TG.

Per comprendere la dimensione dell’impatto di questa denuncia, Global Witness ha ricostruito alcune filiere di questi minerali verificando che essi entrano nelle fornaci di MSC e Thaisarco, due delle più grandi fonderie di minerali 3TG, che risultano incluse nei recenti CMRT di molte big tech considerate leader nell’approvvigionamento responsabile, come Apple, Intel, Tesla, Motorola, Samsung, Kemet, AVX. Infatti, queste due fonderie sono riconosciute come conformant dalla RMI, a cui gran parte del settore tecnologico si appoggia, proprio sulla base del fatto che lo schema di valutazione RMAP ritiene affidabili i dati forniti dalla ITSCI.

Avere identificato una falla così significativa in uno dei più utilizzati schemi industriali, pone dei grandi interrogativi in un momento in cui l’Unione Europea sta valutando il riconoscimento dei regimi per la dovuta diligenza, come previsto dal Conflict Minerals Regulation (EU CMR). Consideriamo inoltre che le stesse Linee guida dell'OCSE sul dovere di diligenza per una catena di approvvigionamento responsabile di minerali provenienti da zone di conflitto o ad alto rischio raccomandano in particolare alle PMI di partecipare a dei programmi industriali al fine di rendere sostenibile la dovuta diligenza dal punto di vista economico, seppur riconoscendo che essa è responsabilità individuale della singola azienda. Al contrario, sulla base di queste evidenze, Global Witness chiede alle aziende di condurre in prima persona la propria diligenza evitando il più possibile di affidarsi agli schemi industriali.

Vediamo quindi come l’impegno per un approvvigionamento responsabile di minerali e metalli sia un tema ancora ricco di contraddizioni e difficoltà, che richiede lo sviluppo di più forti strumenti e intenzioni per poter essere applicato con efficacia. Tuttavia, esso è requisito indispensabile per una azienda che intenda ottenere o mantenere un buon posizionamento sul mercato attuale, dove la sua reputazione è oramai intrinsecamente legata non solo alla propria sostenibilità, ma anche alla sostenibilità dell’intera catena di valore.

Ricordiamo infine che nel 2023 la Commissione Europea avvierà il processo di revisione del regolamento (UE) 2017/821 (EU CMR), per la quale è recentemente stato pubblicato il bando volto a identificare l’ente valutatore.


Fonte: Global Witness

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