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Sicurezza prodotto

Il National Toxicology Program (NTP) considera necessaria la classificazione del triossido di antimonio come agente cancerogeno

Si pensa che questa sostanza possa essere cancerogena per l'uomo

Nelle conclusioni riportate nella monografia Report on Carcinogens (ROC), attualmente disponibile solo in forma di bozza, si pone l'attenzione sul triossido di antimonio, il quale può essere ragionevolmente considerato come cancerogeno per l’uomo.

La pubblicazione in bozza della monografia coincide perfettamente con la finalizzazione degli studi sul triossido di antimonio durati ben due anni: questa ricerca ha difatti rilevato una chiara evidenza di attività cancerogenica nei topi. I dati sull’uomo sono stati ritenuti “inadeguati” dal National Toxicology Program (NTP), ma quelli effettuati sull’animale e quelli di tipo meccanicistico hanno mostrato sufficiente evidenza di cancerogenesi.

Da questo studio si evince come il triossido di antimonio aumenti l’incidenza di tumori, incluse le forme maligne, sia nei ratti (polmoni e ghiandole surrenali) che nei topi (polmoni, sistema linfatico e cutaneo). Inoltre, questa particolare sostanza tende ad aumentare anche:

  • lo stress e il danno ossidativo
  • la compromissione della riparazione del danno a carico del DNA
  • l’inibizione della differenziazione cellulare

Di conseguenza, il rapporto dell’NTP stabilisce che il triossido di antimonio debba essere elencato nel Rapporto sui cancerogeni dell’organizzazione, ove vengono inserite tutte quelle sostanze che possono provocare il cancro. In tale rapporto vengono difatti elencate sia le sostanze note, sia quelle ragionevolmente previste essere sostanze cancerogene per l’uomo.

Operativamente, ricordiamo che le sostanze a base di antimonio sono ampiamente utilizzate come ritardanti di fiamma, ma è necesario valutare anche le loro implementazioni nel settore delle batterie, delle plastiche e vernici, del vetro e della ceramica. Infatti, è dagli anni 70 che i legislatori hanno iniziato a manifestare un alto livello di preoccupazione sulla potenzialità di provocare cancro a livello polmonare, quando l'incidenza tra i lavoratori delle fonderie è risultata essere superiore a quella della popolazione generale.

Ai fini della valutazione del rischio, è proprio il triossido di antimonio ad essere tipicamente utilizzato come sostanza di riferimento del gruppo, che include anche il solfuro di antimonio e l’antimonio metallico.

Tenuto conto del lavoro svolto dall’NTP e considerando che l'autorità competente tedesca per i Regolamenti REACH e CLP (Baua) sta cominciando ad effettuare delle valutazioni sul triossido di antimonio (insieme al solfuro di antimonio e all’antimonio metallico), è logico pensare come vi sia un certo livello di preoccupazione per l’industria: infatti una riclassificazione del triossido di antimonio potrebbe condurre inevitabilmente ad un cambio più severo della legislazione.

Attualmente il triossido di antimonio è in regime di autoclassificazione. Le conseguenze per una sua classificazione come cancerogeno di cat. 1B comporterebbe due scenari paralleli:

  1. il primo scenario sarebbe quello legato al Regolamento CLP: una volta che una sostanza rientra nella categoria 1 delle sostanze cancerogene è automaticamente soggetta a regole più restrittive;
  2. il secondo scenario è invece rappresentato dal Regolamento REACH: una riclassificazione di questo tipo farebbe accendere subito i riflettori sul triossido di antimonio per una sua identificazione come sostanza altamente preoccupante (SVHC).

Ovviamente anche per il triossido di antimonio c’è qualcuno che sta cercando di contenere, nel limite del possibile, le conseguenze di una riclassificazione più severa. Infatti, l’Associazione Internazionale sull’antimonio sta avviando una discussione per escludere la via inalatoria dal processo di riclassificazione del triossido di antimonio. L’obiettivo è quello di togliere dal campo di applicazione di ogni eventuale restrizione gli usi che non comportano un’esposizione potenziale alle polveri. Non è detto che tale obiettivo possa essere raggiunto, infatti le classificazioni normalmente non sono poste a restrizione in base alla via di esposizione, ma non è da escludersi a priori visto il precedente del mese di Luglio 2017, quando il Comitato per la Valutazione del Rischio (RAC) di ECHA ha deciso che il biossido di titanio dovrebbe essere classificato come cancerogeno di Cat. 2 per via inalatoria.

Quindi non rimane che aspettare la decisione finale del RAC e del SEAC per capire se l’obiettivo dell’Associazione Internazionale sull’antimonio può continuare ad essere perseguito. 

Fonti:
https://ntp.niehs.nih.gov/testing/status/agents/ts-10676-v.html  

https://ntp.niehs.nih.gov/ntp/about_ntp/monopeerrvw/2018/january/antimonydraftmonograph.pdf

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