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Sicurezza prodotto

Approfondimento - Mascherine: riutilizzo possibile?

La necessità di protezione spinge allo sviluppo di prassi straordinarie

L’epidemia Coronavirus ha fatto impennare la domanda di mascherine chirurgiche e dispositivi di protezione individuale anche da parte di utilizzatori non professionali, diminuendone drasticamente la disponibilità.

L’imprescindibile necessità di garantire la continuità di fornitura di DPI (dispositivi di protezione individuale) agli operatori sanitari, ha portato allo sviluppo di deroghe e prassi straordinarie quali:

  1. procedure più rapide di omologazione per agevolare la fabbricazione/importazione di mascherine chirurgiche e DPI, poste comunque sotto il controllo dell’Istituto Superiore di sanità e dell’INAIL;
  2. procedure di riutilizzo delle mascherine previa sanificazione/igienizzazione anche mediante lavaggio.

Quest’ultimo tema è abbastanza nuovo nel settore dei dispositivi di protezione delle vie respiratorie le quali sono solitamente, salvo qualche eccezione, rigorosamente monouso. Ci siamo chiesti quindi se la sanificazione/igienizzazione della mascherina è pratica idonea ad allungarne il ciclo di vita e soprattutto a mantenere la stessa efficace allo scopo previsto, ovvero la protezione da COVID-19 e simili.

L’emergenza ha insegnato a tutti, ormai, che esistono due tipi di “mascherine”:

  1. Maschere facciali ad uso medico (o mascherine chirurgiche), classificate come dispositivi medici, ai sensi del Reg. (UE) 2017/745, costruite e testate secondo la norma UNI EN 14683:2019.
  2. Semimaschere facciali antipolvere, classificate come dispositivi di protezione individuale ai sensi del Regolamento (UE) 2016/425, costruite e testate secondo la norma UNI EN 149:2009.

Abbiamo analizzato le norme di riferimento per capire a quali condizioni di utilizzo e conservazione le mascherine sono riutilizzabili e quale tipo di pulizia/igienizzazione è prevista.

 

Maschere facciali ad uso medico

In base alla norma di costruzione la loro funzione principale è quella di “proteggere i pazienti da agenti infettivi e, in talune circostanze, proteggere contro spruzzi di liquido potenzialmente contaminato. Possono anche essere indossate da pazienti e altre persone per ridurre il rischio di infezioni in situazioni di epidemia o pandemia”.

In relazione all’efficienza di filtrazione e resistenza respiratoria possono essere di 2 tipi: I e II. Le maschere di tipo II possono anche essere resistenti agli spruzzi (IIR). Secondo la norma UNI EN 14683:2019 le maschere di tipo I possono essere indossate dai pazienti, mentre quelle di tipo II sono destinate agli operatori sanitari. La stessa norma non fa alcun riferimento alla riutilizzabilità di questi dispositivi dopo l’uso né ad eventuali pratiche di pulizia/igienizzazione. Piuttosto, sottolinea che la mascherina chirurgica può inumidirsi facilmente con conseguente diminuzione dell’efficacia filtrante.

 

Dispositivi di protezione individuale

Le maschere protettive per particolato/nebbie sono dispositivi di protezione individuale per le vie respiratorie tipicamente utilizzati negli ambienti di lavoro o per utilizzi professionali.

In base al livello di protezione a particolato, aerosol e goccioline sono classificate FFP1 (80% di efficienza), FFP2 (94% di efficienza) FFP3 (99% di efficienza) e, diversamente dalle mascherine chirurgiche, possono essere utilizzabili per un singolo turno di lavoro (NR-non riutilizzabili) o riutilizzabili per più di un turno di lavoro (R).

La norma di riferimento UNI EN 149:2009 prevede per i DPI riutilizzabili una prova ulteriore di intasamento con dolomite; il superamento della prova è attestato dall’apposizione della lettera D sul dispositivo e sulla confezione.

E’ obbligatorio accompagnare i DPI con istruzioni per l’uso, che vengono di solito fornite su un foglio accompagnatorio. Le istruzioni per l’uso possono comprendere anche informazioni per la pulizia del dispositivo, per cui tuttavia, la norma non definisce indicazioni minime o standard.

Ricordiamo inoltre, che l’uso di DPI deve essere inserito nel contesto di un programma più esteso di prevenzione e protezione, che dovrebbe includere il fit-test, la valutazione medica e l’addestramento/formazione dell’operatore.

 

Conclusioni sull’efficacia della disinfezione/igienizzazione delle mascherine

L’analisi condotta sulle norme vigenti in materia di fabbricazione e prova dei dispositivi di protezione individuale e dispositivi medici non ci conferma l’esistenza di metodi di riconosciuta efficacia che possano essere utilizzati per disinfettare o sterilizzare in sicurezza tutti i tipi di mascherine.

Non è nemmeno noto l'effetto della disinfezione (igienizzazione sul livello di degradazione dei materiali che costituiscono i DPI (e in particolare sul mezzo filtrante).

La disinfezione, anche se praticata mediante nebulizzazione, può infatti, inumidire il dispositivo, comportando alterazioni nelle prestazioni (efficienza di filtrazione) e/o nell’adattabilità (usura di lacci, accessori).

E’ anche possibile valutare il ricorso ad altre misure di gestione razionale dei Dispositivi di protezione delle vie respiratorie, con l’obiettivo di limitarne il consumo ed aumentarne la disponibilità per gli operatori sanitari, come ad esempio:

  • l’uso oltre la durata di conservazione indicata dal produttore;
  • l’uso prolungato, ovvero l’uso dello stesso dispositivo per ripetuti incontri/situazioni senza che avvenga la rimozione dello stesso;
  • il riutilizzo limitato, ovvero la pratica di utilizzare lo stesso dispositivo rimuovendolo dopo ogni evento e avendo cura di conservarlo.

Si tratta anche in questo caso di pratiche non prive di controindicazioni, soprattutto in riferimento al rischio di trasmissioni di organismi patogeni; inoltre non è certo che l’uso estensivo del dispositivo ne mantenga le caratteristiche e la funzionalità. Vanno pertanto adottate tutte le cautele possibili.

Un buon compendio di indicazioni utili allo scopo per gli utilizzatori professionali di DPI è contenuto in una recentissima pubblicazione di AIDII (Associazione Italiana degli igienisti industriali) disponibile cliccando qui.

Gli utilizzatori non professionali invece dovrebbero attenersi alle indicazioni di carattere generale ripetutamente fornite dall’OMS e dalle autorità sanitarie preposte e limitare l’uso delle mascherine ai casi strettamente necessari (assistenza a o protezione da familiari con sintomi).

 

FONTE: AIDII

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