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Sicurezza prodotto

Maschere facciali: protezione o prevenzione?

Un equivoco che continua a generare polemiche

Uno dei dibattiti più accesi che caratterizzano questo periodo di emergenza è quello sull’uso, la necessità e la conseguente disponibilità di mascherine. Nonostante le chiare indicazioni del Governo e degli Enti preposti e il contributo di tanti esperti, la maggior parte della popolazione vive in uno stato di incertezza sui comportamenti da adottare.

Con questo approfondimento vogliamo tentare nell’impresa di spiegare perché, nonostante tanti e qualificati sforzi, la confusione regna ancora sovrana…e quindi… pericolosa.

Partiamo con il chiarire un principio fondamentale, scontato per gli esperti di sicurezza e salute ma assolutamente non noto al grande pubblico: PREVENZIONE e PROTEZIONE non sono SINONIMI.

L’art. 2 comma 1 lettera n) del D.Lgs. 81/2008 definisce la prevenzione “Il complesso delle disposizioni o misure necessarie, (…) per evitare o diminuire i rischi professionali, nel rispetto della salute della popolazione e dell’integrità dell’ambiente esterno”. Un’attività di prevenzione quindi mira a contenere/limitare l’insorgenza o la diffusione di una situazione di pericolo o di contagio.  Nell’ambito dell’emergenza Coronavirus sono classificabili come misure di prevenzione tutte quelle quotidianamente ribadite in tutti i canali di comunicazione (isolamento, distanza, igiene delle mani e, anche l’uso, residuale, di taluni tipi di mascherine) e rivolte anche (e soprattutto) a persone che NON sono esposte (situazione di rischio basso o assente).

Fare protezione invece significa adottare un complesso di misure che servono a ridurre non tanto le occasioni di eventi dannosi quanto l’entità delle loro conseguenze sulle persone in primis e anche sulle cose. Nell’ambito dell’emergenza Coronavirus sono classificabili come misure di protezione tutte quelle che sono adottate per gli operatori sanitari o per chi si trova a fornire assistenza a persone ammalate o contagiate e non riesce, per ovvie ragioni di cura, ad osservare le misure minime di distanza in ambienti già ad alto rischio di contagio.

La distinzione tra i due concetti esiste anche in medicina, dove però i termini utilizzati sono diversi (e questo contribuisce non poco alla confusione).

Si definisce infatti “prevenzione primaria” l’assunzione di comportamenti volti ad evitare o ridurre l’insorgenza della malattia, ad esempio non fumare per ridurre il rischio di cancro al polmone, adottare uno stile di vita sano per evitare patologie tumorali o cardiache, ecc.

Si definisce “prevenzione secondaria” (protezione) l’insieme delle terapie o azioni mirate a ridurre gli effetti di una malattia già in corso.

Naturalmente, entrambe le misure (prevenzione e protezione) sono necessarie sia nella gestione delle situazioni ordinarie, sia, soprattutto, in quelle straordinarie e di emergenza.

 

Le mascherine facciali: prevenzione o protezione?

Sappiamo ormai tutti, che esistono due tipi di “mascherine”:

  1. Maschere facciali ad uso medico (o mascherine chirurgiche), classificate come dispositivi medici, ai sensi del Regolamento (UE) 2017/745, costruite e testate secondo la norma UNI EN 14683:2019.
  2. Semimaschere facciali antipolvere, classificate come dispositivi di protezione individuale ai sensi del Regolamento (UE) 2016/425, costruite e testate secondo la norma UNI EN 149:2009.

A queste si è aggiunta nei giorni dell’emergenza una terza tipologia più improvvisata: le mascherine “fai-da-te”, ovvero quelle prodotte in casa o da persone volonterose e desiderose di rendersi utili nell’emergenza messe a disposizione anche a titolo gratuito, con dubbie fattispecie di responsabilità, da alcuni Enti Locali.

Nessuno di questi dispositivi è inutile, semplicemente ha uno scopo specifico e destinatari diversi.

  1. Sono DISPOSITIVI DI PROTEZIONE le maschere facciali antipolvere FFP1 FFP2 e FFP3 conformi alla norma EN 149 marcate CE o approvate dall’INAIL con la procedura in deroga di cui all’art. 15 comma 3 del DL 18/2020. Il loro uso DEVE, nell’emergenza, essere riservato agli operatori sanitari che lavorano nei reparti infettivi e nelle terapie intensive o comunque in ospedali e strutture sanitarie. Sono gli unici dispositivi che possono effettivamente proteggere dall’esposizione al virus, anche se la protezione non è comunque completa (dipende dall’efficacia del dispositivo). Una delle priorità della decretazione di emergenza è quella di garantire la continuità di fornitura per la protezione di questa indispensabile categoria di lavoratori.
  2. NON sono invece normalmente considerati dispositivi di protezione le maschere facciali ad uso medico conformi alla norme UNI EN 14683. La loro funzione è quella di contenere, limitare l’emissione di saliva, aerosol, agenti patogeni eventualmente ivi contenuti dal naso e dalla bocca di medici e pazienti (particelle molto più grosse di un virus!). La loro funzione quindi è PREVENTIVA.

La decretazione di urgenza, sempre allo scopo di riservare le forniture di mezzi di protezione al personale sanitario, prevede di poterle utilizzare anche per i lavoratori NON esposti al virus che nello svolgimento delle attività lavorative in ambienti dove deve essere già garantito il rispetto delle altre misure preventive (igiene mani e ambienti, astensione in caso di sintomi, ecc.) non riescono a mantenere fra una postazione di lavoro e l’altra la distanza di un metro. Questa deroga si è resa necessaria in quanto negli ambienti di lavoro non ospedalieri l’uso delle mascherine chirurgiche normalmente non è previsto.

Veniamo infine alle mascherine “fai-da-te”, ovvero quelle che NON rientrano nei precedenti punti a) e b). Si tratta di dispositivi prodotti nella migliore delle ipotesi per mera imitazione, senza alcuna conoscenza dei requisiti base di conformità e sicurezza, senza verifiche sul processo di produzione e senza alcun tipo di garanzia che non sia il sentito dire.

Ben lungi dal poter essere considerati dispositivi di PROTEZIONE, possono essere, negli ambienti domestici o collettivi NON esposti al virus, utilizzate come misure precauzionali integrative di quelle già previste e ripetutamente comunicate dagli organi di informazione (igiene mani, superfici, distanza, ecc.) per mantenere pulito l’ambiente e preservare le persone intorno a noi da eventuali schizzi di saliva. I produttori devono garantire che le medesime non arrechino danni o determinino rischi aggiuntivi per gli utilizzatori (v. circolare Ministero della Salute del 18/3/2020 n. 3572).

La funzione più importante delle mascherine “fai-da-te” è però l’effetto psicologico che hanno sulla popolazione, un placebo che ci auguriamo non sia così tranquillizzante da fare dimenticare l’importanza di osservare in primo luogo TUTTE le altre misure di prevenzione generale impartite.

Fonte: Interna Normachem

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